lunedì 27 ottobre 2014

Colazione da Capoverso

Più o meno una volta, al mese nella mitica bottega di commercio equo e solidale Capoverso, organizziamo una colazione, dove oltre ai beveraggi vari, offriamo dolci e quanto la nostra fantasia crea ai clienti, agli avventori, a chi vede che se magna aggratisse e entra per la prima volta in bottega.
Sabato mattina un cliente affezionato ha così affermato: " io domani non vengo perchè voi fate solo dolci e io la mattina mangio salto..."
E che non accetti la sfida e prepari una pietanza salata?
E Farafrittata sia!
La farafrittata è una frittata senza uova, fatta con la farina di ceci; su internet si trovano milioni di ricette ed onestamente io non ricordo più dove ho preso quella che ho preparato per ieri mattina.
In realtà, è un piatto molto versatile, così come la frittata di uova, dove dentro puoi mettere tutto quello che ti avanza in frigo; ha il vantaggio di essere colesterolo free, di essere vegana ( se interessa) e di essere molto più leggera della frittata classica.
Io ieri l'ho preparata con i fiori di zucca ( credo gli ultimi della stagione) del cassettone di verdure sempre di Capoverso.
La base è la seguente ed è di una semplicità tale che chiunque la può realizzare.
Per il peso della farina di ceci dovete aggiungere il doppio della quantità di acqua fredda, ovvero io ieri avevo 100 gr di farina di ceci che ho mischiato con 200 ml di acqua fredda e ho amalgamato fino a sciogliere tutti i grumi.
Io non avevo tempo, ma l'ideale è lasciar riposare per un paio d'ore il composto che così si gonfia un po'.
Ho aggiunto sale, pepe e curcuma ( così era più gialla) e ho messo il composto in una padella in cui già avevo fatto rosolare i fiori di zucca a pezzi e un po' d'olio.
Poi il procedimento è identico a quello della frittata: la girate quando ha preso colore e la servite.
E' di una facilità imbarazzante ed è buonissima.
Hanno tutti apprezzato, anche il cliente che mangiava solo salato!
è andata a ruba.....

mercoledì 24 settembre 2014

polpette di melanzane bbbone

Io amo l'estate e tutti i frutti e le verdure di questa stagione.
E amo con estrema passione le melanzane, di ogni forma e colore, con cui adoro fare le polpette.
Mi sono imbattuta in una ricetta di Marco Bianchi, noto divulgatore scientifico, e partendo dalla sua idea ho sviluppato la ricetta che più mi ha soddisfatto.
Ho utilizzato melanzane lunghe e le ho tagliate a metà per la lunghezza; le ho incise e le ho messe in una padella antiaderente molto calda, che ho sigillato con un coperchio.
Nel giro di 10/15 minuti la polpa si cuoce, ma bisogna prestare attenzione a non dare fuoco alla cucina perchè il passaggio dal sono cotte al sono bruciate è molto breve!
L'alternativa è di metterle al forno e lasciarle cuocere li: si abbrustoliscono di meno, ma io non ho sempre voglia di accendere il forno e l'alternativa in padella è comunque valida.
Cotte le melanzane, si può  scavare con il cucchiaio la polpa lasciando la buccia ( a me piacciono anche con la buccia e non sempre la tolgo), e poi in un mixer aggiungere mezzo spicchio d'aglio privato dell'anima verde, due cucchiai di ricotta buona, sale, pepe, una grattugiata di zenzero fresco se vi piace il sapore e tanto pan grattato quanto basta per dare consistenza.
In alternativa al pangrattato si può mettere la farina di ceci per addensare, ma altera un po' il sapore e non a tutti piace.
Se avete tempo il composto frullato può essere messo a riposare in frigo, se invece arrivate come me alle 20 a casa e avete fame, fate le polpette e magari aggiungete un cucchiaio di pan grattato in più.
Dopo averle passate in un po' di panatura - a me piace di pangrattato e semi misti - la cottura dipende da voi, dall'umore, dal tempo e da quanto colesterolo avete: fritte sono più buone, ma anche in padella con poco olio meritano. Se poi la dieta ve lo impone, passatele al forno per 15/20 minuti.
la forma è data da uno stampino apposito..non sono così precisa!

martedì 4 marzo 2014

Muffin per piccoletti

E' ben noto che io sostengo sempre di aver sbagliato mestiere, o forse di essermi accorta troppo tardi che invece che in mezzo ai codici avrei preferito stare in mezzo alla farina.
Altrettanto sostengo di essere ormai troppo vecchia per cambiare mestiere, senza calcolare quanto esaurimento nervoso mi sono dovuta smazzare per diventare avvocato, quindi mi limito a cucinare per diletto, quando me lo chiedono gli amici, o quando un nipotino compie gli anni.
L'altra settimana spero di aver deliziato gli ospiti di Stefano che faceva tre anni e oggi spero di riuscire a piacere al piccolo Ernesto che oggi diventa duenne.
Per la ricetta mi sono ispirata a quella proposta da Misya che ovviamente ringrazio, apportando modifiche a mio piacimento.
Questi sono quelli per Stefano
Per circa 25 piccoli muffin ho montato 2 uova biologiche e 160 gr di zucchero bianco.
A questa spuma ho aggiunto 150 gr di farina bianca e 100 gr di fecola di patate ( ma va benissimo anche l'amico di mais o anche tutta farina bianca), poi 150 gr di yogurt alla banana, due bicchierini da caffè di olio di semi di girasole e due cucchiai abbondanti di gocce di cioccolato fondente.
Alla fine, e solo poco prima di infornare, ho mescolato con attenzione una bustina di lievito per dolci.
Ne ho fatto anche una seconda variante al cioccolato, tutta dedicata a Martona, e alla ricetta di prima ho semplicemente aggiunto due cucchiai di cacao amaro e, tanto per ribadire che sono muffin al cioccolato, altri due cucchiai di gocce di cioccolato.
Tutti per Ernesto

lunedì 17 giugno 2013

Io e il tofu

Sono vegetariana da tanti anni, non tocco carne da millenni e mangio il pesce meno di una volta al mese, ma non ho mai sopportato nè il tofu nè il seitan, nè tutti gli altri simil carne.
Oltre a non essere d'accordo sul loro aspetto, non capisco perchè dovrei mangiare qualcosa che somiglia alla carne, non mi è mai piaciuto il gusto: troppo scivolosi, insipidi, di strana consistenza.
Nonostante questo, io insistevo a comprare il tofu, perchè mi dicevo che dovevo trovare per forza un modo di mangiarlo che non mi facesse senso.

E alla fine ce l'ho fatta.

Leggendo sui mille siti di cucina che frequento ho trovato una ricetta di lasagne in cui al posto della mozzarella c'era appunto il tofu.

Esperimento del sabato sera.

Divina, ed Enrico non si è nemmeno accorto che era tofu!!!!!

Per il ripieno della lasagna ho frullato un panetto di tofu da circa 200 gr con abbondante basilico, una quantità generosa di olio, circa 100 gr di pistacchi ( sostituibili con la frutta secca che si preferisce ), 10 pomodori secchi ( senza olio)  e due cucchiai di panna di soia liquida in modo da compattare il trito.
Considerato che l'errore che faccio sempre con le lasagne è quello  di farle seccare in cottura, stavolta ho prelessato i fogli di lasagna secca per circa 10 minuti in acqua bollente con un giro d'olio per non farle attaccare e poi ho iniziato a comporre la lasagna: uno strato di lasagna, uno di ripieno, e così via.
Il ripieno era tanto e io ho abbondato perchè volevo una lasagna morbida ma senza besciamella, e con quello che è avanzato ci ho condito il cous cous che ho mangiato a pranzo.

L'ho tenuta in forno un quarto d'ora, e alla fine ci ho tritato sopra una manciata di pistacchi.

Con una lasagna ho fatto pace con il tofu!

Questo è un piatto del tutto vegan, perchè anche le lasagne sono di semola e non all'uovo.
mi ero dimenticata di fare la foto, quindi è già azzannata!

mercoledì 8 maggio 2013

e che non la provi la farina di lupini?

Da Capoverso si possono trovare gli alimenti più particolari e salutari, alternativi rispetto a quelli che trovi al supermercato e io posso vantarmi di averli provati quasi tutti!!!
Dall'ultimo ordine di farine è arrivata la farina di lupini e che fai non la provi???????
Questa Farina è ottenuta dalla delicata macinazione dei lupini essiccati e leggermente tostati e da un punto di vista nutrizionale è particolarmente ricca di proteine, povera di carboidrati e ricchissima di fibre.Esteticamente è una bella farina di color giallo, con un profumo che a me ricorda le castagne. 

Considerato che era la prima volta che la provavo non mi sono fidata a farci una torta, che magari non si sarebbe gonfiata e poi mi toccava buttare tutto, quindi ho deciso di realizzarci dei biscotti, più facili da gestire.

Non conoscendone nemmeno il sapore, ho mischiato a 100 gr di farina di lupini 100 gr di farina di cocco, aggiungendo anche 100 gr di farina integrale. Ho setacciato le farine insieme e ho aggiunto 100 gr di zucchero.
Ho preso una bella tavoletta di cioccolato fondente da 150 gr e da metà ne ho ricavato dei riccioli e dall'altra metà cacao grattuggiato grosso.
Per amalgamare ho aggiunto una tazzina di olio si semi e latte di avena ( avevo quello, ma va bene quello di soia o di riso) fino a far raggiungere all'impasto la consistenza di una pasta frolla.
Ho messo il tutto nel frigo per mezz'ora e con l'impasto ben freddo ho ricavato delle palline che ho schiacciato e cotto in forno a 180 gradi per 20 minuti.




Ad Enrico non ho detto di cosa erano fatti, solo dopo che li ha assaggiati ho rivelato la milionesima stregoneria....
Comunque sono buoni e l'aroma di castagne che sentivo nella farina si sente anche nei biscotti.

lunedì 6 maggio 2013

Quando siamo stati in Umbria

Per il nostro anniversario di matrimonio siamo stati in provincia di Perugia, e la prima sera siamo andati a mangiare in un posto delizioso trovato dal mio dolce maritozzo. Tra le mille pietanze che abbiamo assaggiato la più buona e la più caratteristica è stata una zuppa di lenticchie favolosa che ho riprodotto appena tornati a casa.

Le lenticchie, circa 150 per due persone, sono state cotte in pentola a pressione per 25 minuti dopo il fischio: la qualità umbra di Castelluccio richiede una cottura piuttosto lunga, quindi magari con altri tipi è probabile che debbano cuocere di meno. In ogni caso devono essere cotte ma non sfatte.
Le ho lessate con tre foglie di salvia autoctona del Trullo e una manciata di sale.
A parte ho altrettanto lessato una patata bella grossa a piccoli pezzi in acqua salata insieme ad una carota piccola tagliata minuscola.

Cotti tutti gli ingredienti li ho assemblati, facendo un soffritto appena accennato con lo scalogno, rosolando patata e carote e poi unendo le lenticchie con la loro acqua di cottura.

Un giro d'olio, meglio se al peperoncino e se si vuole una manciata di cannolicchi, a me piace più senza!


vista dalla camera da letto
in Umbria







venerdì 5 aprile 2013

La pasta di Giorgione

...no del pittore, ma del panciuto personaggio della trasmissione " Giorgione orto e cucina" che va in onda sul canale del Gambero Rosso.
 E' una trasmissione da vedere: c'è questo cicciottone di Giorgione che coglie la verdura dal suo orto dietro casa ( tra l'altro il mio sogno. No Giorgione, l'orto dietro casa) e poi prepara ricette che definirle iper caloriche non rende assolutamente l'idea.

L'ho visto mettere pancetta in ogni dove, burro anche per saltare una pasta e immagino che abbia colesterolo fin sopra le punte dei pochi capelli.

L'altro sabato ha fatto una pasta "leggera leggera" e visto che io volevo fosse ancora più leggera l'ho modificata, rendendola almeno vegetariana.

La pasta è con i cavolfiori e le mandorle, e nella versione originale c'era giusto due etti di burro, almeno due fette di pancetta e la crema di latte che altro non è che panna.

Io invece ho cotto in padella con un filo d'olio e acqua le cimette del cavolfiore e le ho fatte appassire per un bel po'.

Quando erano quasi una crema ho aggiunto tre cucchiai di latte di soia e tre cucchiai di ricotta, amalgamando bene e allungando anche con l'acqua di cottura.

A tre quarti di cottura della pasta l'ho risottata nella padella con il cavolfiore, aggiungendo delle mandorle frullate molto grossolanamente che avete tostato.

Non ho foto della pasta, e allora metto lo skyline del Trullo.


lunedì 11 marzo 2013

La soia fa benissimo ( e i biscotti pure)

Nell'attesa di poter entrare al Truzzo cinema, dove ho giurato di non mettere più piede, decidiamo di fare due passi nell'attigua libreria ( dove per entrare devi farti spazio tra le copie di Sfumature varie...come se mi servisse un altro motivo per non andare più in quel posto). Vado tra i libri di cucina e ci trovo un saggio di Veronesi ( l'oncologo e non il regista) che in un capitolo esaltava la soia in tutte le sue declinazioni come alimento antitumore, benefico per tutto il corpo.
E io avevo appena fatto i biscotti con la farina di soia....io brava!
La ricetta originale l'ho copiata dal blog di Sonia, ma io come al solito non ho tutti gli ingredienti quindi l'ho semplificata.
A 150 gr di farina di soia gialla, acquistata da Capoverso, ho aggiunto 150 gr di farina 00, 100 gr di zucchero di canna, tre cucchiai di fiocchi d'avena, cannella e zenzero a piacimento, m4 cucchiai di olio di semi di mais, e tanto latte di soia fino a che gli ingredienti non assumono la consistenza della pasta frolla, quindi una pasta solida e che si può lavorare per fare delle palline.
Ho poi aggiunto due cucchiai di scaglie di cioccolato.
Lasciata riposare la palla in frigo per un'ora, solo prima di fare le palline ho aggiunto una punta di bicarbonato.


Cuocere al forno per 20 minuti, a 180 gradi.
Buonissimissimi e leggeri.
Unico appunto: la farina comprata da me ha un sapore molto intenso di soia, quindi se non piace si può ridurre la quantità di farina di soia e aumentare quella normale, oppure mettere più cioccolato e più spezie.

mercoledì 20 febbraio 2013

Tanti dolci per curare freddo e mal di schiena.

Fa freddo, e io quando ho freddo ho bisogno di una dose aggiuntiva di zucchero. Regge come alibi? Aggiungo a mia discolpa che la scorsa settimana ho avuto mal di schiena e quindi ho dovuto premiare il mio fisico debilitato.
Va beh insomma, ho fatto una quantità di dolci da far venire il diabete anche ai gatti.
Ho iniziato facendo delle ciambelline di cocco e cioccolato fondente. A 100 gr di farina di cocco ho aggiunto 150 gr di farina integrale ( per tacitare i sensi di colpa), 100 grammi scarsi di zucchero di canna, un vasetto di yogurt bianco che languiva in frigo, mezza banana schiacciata e latte di soya qb per ottenere un impasto liscio ( non oltre il bicchiere perchè avevo già messo lo yogurt). Ho poi grattato una tavoletta di cioccolato fondente e mischiato il tutto per poi vuotare la crema nel mio nuovo e meraviglioso stampo di silicone per ciambelline (regalo del maritozzo adorato).
ciambelline e libro meraviglioso
20 minuti in forno e il risultato è stato meraviglioso...finite nel giro di due giorni.

Altro dolce libidinoso prodotto sono state delle girelle di pasta di pane un po' particolari, realizzate con una patata lessa schiacciata nell'impasto e il latte di soya caldo al posto dell'acqua.
Procedendo con ordine ( e non come una ubriaca) venerdì sera ho rinfrescato la pasta madre come al solito, cioè con acqua tiepida e farina fino ad ottenere una crema liscia e che fa le bolle.
Il sabato mattina ho preso due cucchiai abbondanti di pasta madre e li ho allungati con un bicchiere e mezzo di latte di soya caldo. Ho schiacciato la patata lessa e l'ho mischiata a 250 gr di farina integrale, due cucchiaini di cannella, 100gr di zucchero di canna, 50 gr di uvetta passa ammollata, due cucchiai di spremuta di arancia e la buccia di mezza arancia.
Ho impastato con amore ed energia ed ho lasciato lievitare nel forno chiuso, e con un bicchiere di acua calda vicino.
Dopo due ore ho impastato di nuovo e lasciato riposare un'altra ora.
Dopo l'ultima lievitazione ho preso dei pezzetti di pasta e fra due mani ho fatto dei fili lunghi circa 15 cm che poi ho ripiegato su loro stessi a formare delle girelle.
Ok non sono brava nelle descrizioni, ma la foto sotto può essere esplicativa.
In forno per 25 minuti, o fino a quando si dorano in superficie.
la foto è decisamente migliore della mia descrizione
Attenzione a non tenerle troppo nel forno che si seccano e poi le tirate al cane.

lunedì 18 febbraio 2013

La marmellata più buona del mondo

Come ogni anno dalla generosa Sicilia ci sono arrivate due casse di vere arance siciliane, e come ogni anno io sperimento nuove ricette per smaltirle.
Quest'anno ho voluto fare la marmellata e cercando un po' in giro ho trovato questa ricetta favolosa che ho rielaborato. E' venuta fuori la marmellata più buona che io abbia mai prodotto e mangiato ( se escludiamo la marmellata di castagne di Sonia).

Per 2 chili di arance servono 800 gr di zucchero di canna, 200 gr di noci, 200 gr di uvetta che intanto che fate il resto va fatta riprendere in acqua calda.

 La buccia delle arance va grattugiata con una grattugia a fori larghi, senza arrivare fino al bianco che sennò è amaro.
 Le arance poi vanno pelate a vivo.
Confesso che il mio pelamento a vivo ha lasciato un po' a desiderare, ma la marmellata è venuta ottima lo stesso; il consiglio per il pelamento è di farlo dentro una ciotola, così evitate di perdere il succo che inevitabilmente vi colerà sulle mani.
Le arance ormai pelate e il loro succo vanno messi mezz'ora sul fuoco senza nient'altro; al termine della mezz'ora io ho dato una frullata con il mini pimer.
Poi si aggiungono le scorze, le noci tritate grossolane e l'uvetta ammollata e si lascia sul fuoco fino a che la consistenza non vi soddisfa.
 La mia marmellata non si è molto solidificata, anche perchè le arance hanno pochissima pectina; se si vuole un effetto più sodo o si aggiunge mezza mela frullata, oppure si aggiunge un preparato per addensare ( no colla di pesce). Io sconsiglio entrambi i metodi, perchè anche se non è come quella che comprate è meravigliosa lo stesso, ma quello dipende dai gusti.
Fatta la marmellata, si invasa ancora calda e si vuole si mette a bollire per sterilizzarla, così dura di più.
E' talmente buona che l'ha mangiata anche il maritozzo che di solito non mangia le marmellate che non provocano diabete fulmineo.
barattolo capovolto così perde aria e si può anche non bollire

Io sono ormai all'ultimo barattolo e sono già in crisi di astinenza

lunedì 14 gennaio 2013

Castagnaccio lievitato (e senza pinoli)

Ovvero un non castagnaccio, ma una torta con farina di castagne e uvetta, non meno dignitoso di un classico castagnaccio.
Quando mia madre mi dà un compito culinario, io eseguo sempre a modo mio, cercando di sfogare almeno in questa parte della mia vita la creatività.
meglio di un castagnaccio
Avevo quindi la farina di castagne e un dolce da proporre a circa 20 persone ( eh si, siamo una famiglia numerosa....).
Avevo già sperimentato la simpatica a profumata farina, usata da sola e senza nessun'altra amica farina, e il risultato sono stati dei muffin che abbiamo mangiato con il cucchiaino, perchè si sbriciolavano appena li
toccavi...buoni ma eccessivamente friabili e frantumabili.






Questa volta l'ho mischiata alla farina 0 biologica e il risultato è stato migliore.
A 200 gr di farina di castagne ho mischiato 150 gr di farina bianca, 100 gr di zucchero, latte di soya fino ad ottenere un impasto che cola bene dal cucchiaio ( nè liquido, nè solido, una sana via di mezzo), mezza banana frantumata, lievito in polvere e uvetta in precedenza ammorbidita in acqua calda.
La torta ha cotto 45 minuti a 180 gradi.

Ho ricevuto i complimenti anche da mia madre...e infatti in settimana nevica a Roma.

lunedì 7 gennaio 2013

pesto pazzo

Il pesto è uno di quei sughi che io piego ai miei voleri e alla mia dispensa e quindi più o meno ho fatto pesto con tutti gli ingredienti possibili ed immaginabili.
Sabato a sera avevo a cena delle persone a me tanto care che ho voluto inventare un nuovo sugo apposta per loro, cercando anche di consumare tutti gli avanzi delle feste appena passate.
Per Natale avevo comprato un secchio di frutta secca mista, ottima come inizio del pesto.
Ho iniziato ad aprire noci, nocciole e mandorle fino a circa 200 gr di prodotto e le ho frullate.
Nella dispensa avevo poi dei pomodorini secchi e allora ho frullato anche loro insieme alla frutta secca, ottenendo una crema non troppo fina che ho lasciato consolidare in frigo per due ore.
Al momento di condire la pasta ho riscaldato il pesto aggiungendo un giro d'olio, due mestoli dell'acqua di cottura e due cucchiai di ricotta fresca, cercando di amalgamare tutto.
Ho poi scolato la pasta molto al dente e ho finito la cottura in padella aggiungendo acqua di cottura quando il sugo si asciugava troppo.
Grazie agli ospiti befani
Questo metodo di cottura della pasta è eccezionale: il sugo avvolge bene la pasta e tutto diventa molto più saporito ( e poi mi sento molto Masterchef a fare così....)

lunedì 17 dicembre 2012

biscotti ad occhio

Ebbene si sono in fissa con i biscotti e in questo periodo ne faccio quantità industriali, sia perchè ormai mi fido poco di quello che compro, sia perchè ho comprato delle formine da biscotto davvero graziose che le userei per fare tutto....
Considerato che io odio cucinare con la bilancia davanti ( per pesare gli ingredienti, non me, quella pesa persone ormai l'ho abbandonata al suo triste destino...), ho imparato un po' di trucchi per far venire degli ottimi biscotti senza lo stress di dover pesare tutto al grammo.
I biscotti da crudi devono avere la consistenza della pasta frolla, quindi un impasto sodo ma non duro, facili da stendere con un mattarello, ma che non si appiccica alle mani; aiuta di sicuro riporre il composto in frigo per almeno mezz'ora, così da poter utilizzare le amate formine senza difficoltà.
Io di solito parto dalla quantità di farina: per circa una trentina di biscotti piccoli utilizzo 250 grammi di farina, o tutta bianca oppure 100 gr integrale e il resto bianca ( con la farina integrale è sempre meglio mischiare in proporzione 1/4 integrale e resto bianca sennò vengono di marmo che non li vuole nemmeno il gatto per giocarci).
ultimo esperimento
Aggiungo circa 100 gr di zucchero, anche di canna e poi inizio a mescolare il tutto con il latte di soia e mezzo bicchiere di olio di semi: mai omettere un grasso, perchè sennò i biscotti non sono friabili.
Aggiungo latte di soia fino a che l'impasto non diventa malleabile; quando raggiungo la consistenza desiderata, mischio mezzo cucchiaino di bicarbonato all'impasto, così che i biscotti non sapranno di lievito ( e il sapore è orrendo) ma rimarranno più morbidi in cottura.
Io di solito all'impasto aggiungo spezie varie come zenzero e cannella, oppure cioccolato e mezzo bicchiere di spremuta d'arancia, con anche la polpa della spremuta ( non se butta via niente...), oppure le mandorle tritare e il cioccolato a pezzetti.
 L'ultimo esperimento di ieri sera ha previsto 100 gr di farina integrale, 150 gr di farina bianca, 100gr di zucchero di canna, un intruglio di cioccolato e nocciole che voleva essere nutella ma non era nemmeno la sorellastra brutta della nutella, latte di soia qb e un bicchierino da caffè di olio di mais....Buoni e belli, belli e buoni.
Un saluto da Nina che fa la gnorri di fronte all'albero di natale

lunedì 12 novembre 2012

Su richiesta ciocco-cocco

Difficilmente cucino su richiesta, soprattutto perchè mi serve l'ispirazione  per cui a comando perdo di spontaneità.
Ma il mio maritozzo era già da un po' che chiedeva dei biscotti per cui sabato l'ho accontentato e rimaneggiando una ricetta trovata non so dove ho fatto i biscotti cocco e cioccolato.
A 100 gr di farina di cocco ho mischiato 150 gr di farina normale, poco meno di 100 gr di fruttosio ( voglio provare a fare dolci senza zucchero) e poi ho unito il latte di soia fino a che non è diventato un impasto mediamente solido tanto da poterne ricavare delle palline. Ho grattato disordinatamente del cioccolato fondente e alla fine l'ho aggiunto insieme a mezza bustina di lievito all'impasto.
In extremis, ma solo perchè mi ero dimenticata, ho mischiato anche due cucchiai di olio di mais.
Ho fatto delle palline, le ho un po' schiacciate e poi le ho messe al forno per 20 minuti a 180 gradi, fino a che non si sono un po' dorati. Buonissimi e delicatissimi, come da foto che segue....

bollenti biscotti con gocce di cioccolato grazie alle quali gocce mi sono ustionata mani e palato



Non metto l'altro esperimento, ovvero i biscotti di zucca e spezie, perchè sono venuti orrendi e li mangeremo solo io e Nina che gradisce sempre tutto quello che cucino, come da foto che si allega


lunedì 22 ottobre 2012

autoproducendo

Domenica impegnata in autoproduzione casalinga, perchè FARE è meglio che COMPRARE, o almeno è meglio se i risultati sono buoni e io sono abbastanza soddisfatta.
Era da tanto tempo che volevo rifare le barrette multicereali che si trovano di tutte le marche, forme e colori, per prima cosa perchè non mi piacciono quelle che compro, troppo gommose e dolciastre, e poi perchè avevo visto rifarle in tv ( al Gambero Rosso...?????credo....) e era talmente tanto facile che non potevo non farle. Le dosi sono state a occhio ma così credo sia più facile e più a gusto proprio.
Per circa 200 gr di muslei ( ignoro se si scrive così...) regalato dalla Bottega Capoverso, ho messo due cucchiai di miele, circa 100 ml di latte di soya, tre cucchiai rasi di farina, e due cucchiai di zucchero di canna. Si mette il muslei in un pentolino a fuoco bassissimo e si aggiungono gli ingredienti mescolando e facendo una sorta di pappone consistente ( l'immagine non è invitante ma rende l'idea), allungando con il latte di soya se diventa troppo secco.
Quando è bello mescolato ma sodo, si spegne il fuoco e si aggiunge tutto quello che vi pare, dalle gocce di cioccolato, ai semi che più vi piacciono, dalle spezie ai canditi: io ho aggiunto i semi di girasole, la cannella e lo zenzero. Prima che si raffreddi, si spalma su una teglia da pizza o comunque con i bordi bassi, foderata di carta da forno; per maggiore facilità semmai si danno due gocce di olio di semi per non far attaccare il composto. Il composto deve essere alto circa tre centimetri. Si mette in forno a 180 gradi per massimo un quarto d'ora; è pronto quando diventa un po' bruno.Si taglia in tranci o in formine o come vi pare e poi si lascia raffreddare, evitando che gatti curiosi come i miei lo annusino.....
barretta ( che sta per essere divorata)
Buonissime, facilissime, meno costose di quelle comprate e con i gusti che più ci piacciono...

martedì 16 ottobre 2012

Non si può cavare sugo dalle rape

...ma un'ottima vellutata si!!!!!
Mai comprato le rape rosse? io mai fino a venerdì, quando mi sono avventurata nella loro scoperta.
Devo dire che sono carine: quando le sbucci le mani ti diventano di un bel rosso, hanno un delizioso profumo di terra...ma lo stesso non sapevo che farci e quindi mi è venuto in mente che potevo provare con una vellutata, modalità in cui sono riuscita a mangiare e far mangiare anche gli ingredienti più strani.
Ho pelato le suddette rape e le ho tagliate a pezzi e poi cotte nell'amica pentola a pressione, insieme a mezza cipolla e un po' di lattuga malconcia che sennò avrei dovuto buttare, sale e un goccio d'olio.
 Ho unito due patate a pezzi, coperto con acqua fino a metà degli ingredienti, e cotto 15 minuti dopo il fischio.
A cottura ultimata ho frullato tutto, e ho fatto stringere con un dado biologico per dare più sapore.
( Sarebbe stato meglio passare tutto al passaverdure, ma il mio attrezzo è andato perso nel trasloco e in ogni caso il frullino a immersione è il mio secondo migliore amico dopo la pentola a pressione).
Personalmente ho aggiunto due bei peperoncini, ma quello è a gusto e piacimento.
Quando la vellutata si è fatta velluto ( 10 minuti a fuoco basso), ho dato un giro di panna vegetale, che oltre a dare un bell'effetto ottico ha anche aggiunto delicatezza alla preparazione.
Enrico quando l'ha vista ha seriamente dubitato delle mie capacità culinarie ( e forse anche di quelle mentali), ma poi superato lo scoglio del colore insolito, ha gradito la preparazione.
Io come al solito la ricetta l'ho inventata, ma poi ho trovato riscontro anche in altri siti, che al posto della panna suggeriscono di mettere lo yogurt.

lunedì 1 ottobre 2012

15 persone a cena qualche giorno dopo

Sono sopravvissuta. Non so i miei ospiti, ma al massimo sono scesi da casa mia e si sono andati a comprare due cornetti con la nutella.

Il menù è stato rispettato, ma non sono del tutto soddisfatta.
Dopo millenni che faccio le lasagne al pesto ancora non riesco ad evitare che  assomiglino a delle solette da scarpe. Secondo me il pesto è un po' pesante e quindi cerco di fare pochi strati; il risultato è l'effetto soletta di cui sopra. Dovevo aggiungere più ricotta e fare una besciamella più liquida.
Mannaggia a me.

Le lasagne di verdure secondo me erano da paura: alte, morbide e con tante verdure tagliate piccole.A me sono piaciute.

Anche il polpettone di Sonia è andato bene: l'unica cosa è che era salato arrabbiato....tendo a cucinare sciapo e quindi quando ho ospiti esagero per evitare che non sappia di nulla. Ho decisamente esagerato.

Mi è dispiaciuto delle creature che non hanno mangiato nulla: la prossima volta faccio loro un menù a parte. Del cibo lasciato da loro è stato felice Simba che immagino si stia ancora nutrendo degli avanzi.

C'è stata una scena che non dimenticherò mai. "Enrico prendi il pane?è quello fatto da me con il lievito madre."Il mio amore torna e distribuisce il pane. Paola ne assaggia un pezzo e fa una faccia strana...boh forse non le piace il sapore del lievito madre...Lo assaggio anche io, per vedere che schifezza avevo combinato. Il pane era buonissimo, peccato che fosse quello al cocco che avevo preparato come dolce....Carini che nessuno mi aveva detto niente per non umiliarmi....

Aggiungo la ricetta del pancocco, che seppur scambiato per pane normale è venuto buonissimo.

150 gr di pasta madre rinfrescata da non più di 6 ore
100 gr di farina 0 o integrale o come vi pare
50 gr di farina di cocco ma io ne ho messo un po' di più a occhio
100 gr di zucchero ( la ricetta originale non lo prevedeva ma io ce l'ho messo e ci stava bene)
due cucchiai di olio di semi per renderlo morbido.
acqua tiepida qb o anche latte di soia tiepido

Amalgamare gli ingredienti partendo dallo sciogliere la pasta madre. Lavorare fino ad una consistenza soffice che non appiccica le mani e lasciar lievitare a forno chiuso con acqua calda vicino almeno due ore. Impastare di nuovo e mettere nello stampo da plumcake a lievitare per un altra ora.
Cuocere a 180 ° per mezz'ora ovvero fino a quando il profumo di cocco non vi ha stordito.

giovedì 27 settembre 2012

15 persone a cena

Domani sera ho solo 15 persone a cena. Di cui 3 bambine streghette meravigliose che chissà che piffero mangeranno, una quasi mamma panciuta ( ammesso che non si areni al primo piano e toccherà spostare la cena sul pianerottolo) che è allergica al nichel e quindi a diverse cosette, una mamma che se non porta l'arrosto non si sente a cena, un marito colestoroloso, chi non mangia zucchine, chi non mangia la famiglia dei broccolidi, io che non mangio carne....gli unici che si salvano sono mio babbo, noto onnivoro, e mio fratello di bocca buona.
ok, ho un piano per sfamarli tutti. Non garantisco la mia sanità mentale ma dovrei farcela.
Antipasto: formaggi vari con marmellate varie. Plumcake salato con non so ancora quali verdure.
Primo anzi primi: Lasagne al pesto e ricotta, lasagne bianche con verdure non so ancora quali.
Secondo: arrosto di mamma ( sennosisentemale!), polpettone alle prugne di Sonia, polpettone di bietole e pane ( anche io mi devo nutrire di qualcosa).
Contorni: patate e verza stufate, carote al curry, cicoria ripassata.
Dolce: sono molto indecisa tra torta con lievito madre e cocco ( è un esperimento e non so se mi regge di servire un eventuale mattone), muffin classici vegani con crema calda e panna.
Basterà? Sopravviverò?

martedì 18 settembre 2012

La stagione delle pere

L'estate si allontana nostro malgrado e io provo a consolarmi con i frutti di stagione che mischio come mio solito a volte senza alcun criterio. Sono entrata di nuovo in fissa con le marmellate fatte in casa, non perchè si risparmia, anzi di sicuro spendo di più a farle che a comprarle, ma perchè trovo che salvo rari casi quelle comprate abbiano tutte lo stesso sapore ( come gli yogurt vitasnella che cambiano solo leggermente colore da un gusto all'altro). In piena estate ho fatto la marmellata di prugne a mio esclusivo uso e consumo, ovvero con pochissimo zucchero bella acida, che Enrico l'ha assaggiata e a momenti la sputa in faccia a Ninetta che si trovava lì per caso ad elemosinare cibo: per un chilo e 600 gr di frutta pulita se ho messo 300 gr di zucchero è pure troppo...ma a me piace così! Per soddisfare l'altro pezzo di famiglia ho fatto anche quella di pere, dove per due chili abbondanti di frutta ho messo un chilo di zucchero...al pupo piace così melensa ma per me è immangiabile a meno che non sia mischiata con la ricotta. Con le pere avanzate e belle mature ho fatto pure un plum cake vegano al 100%, ovvero come dice Sonia, che si tiene su con l'aria. Per uno stampo da plum cake normale ho mischiato 250 gr di farina, 125 gr di zucchero, due pere mature e schiacciate, circa 250 ml di latte di soya ma sono andata ad occhio e poi avevo della crema di nocciole dono di Capoverso che ho aggiunto in purezza con tutto il suo bell'olio. Ho acceso il forno a 180 gradi ed infine ho aggiunto il lievito poco prima di metterla al forno per circa 30/40 minuti. Purtroppo ho tirato fuori il dolce troppo presto ( doveva entrare la pizza fatta con la pasta madre), le pere non si sono asciugate bene e quindi il pum cake aveva un buco in mezzo tipo traforo del monte bianco....faceva ridere e ovviamente lo abbiamo mangiato lo stesso!!!!!